Kairouan-Tunisi
(asfalto, 250 km)
Un viaggio che non vuole finire
Ancora asfalto, nel veloce trasferimento che ci porta a Nord. Si sente già la nostalgia della sabbia, e i chilometri diventano più pesanti. I Terios sfrecciano in autostrada, puntando decisi verso Tunisi. Una prima, breve sosta all’ingresso della città per acquistare spezie, olive e datteri, e proseguiamo per Sidi Bou Said e il suo mercatino. Sulle bancarelle, oggetti d’artigianato e bigiotteria, cammelli in tutte le possibili forme e configurazioni, stoffe colorate e narghilè sono l’ultima occasione per ridurre a zero la nostra scorta di dinari.
Il vero divertimento non è l’acquisto, ma la contrattazione. Accettare la prima cifra richiesta è considerata quasi un’offesa, perché non permette al venditore di esibirsi nel gioco della domanda e dell’offerta. L’esperienza accumulata di bancarella in bancarella fa prima dimezzare, poi ridurre a un quarto il valore dei nostri souvenir. C’è chi beve un the nel bar che sovrasta il souk, con vista sul mare, poi ci incolonniamo verso il porto. Un kebab condito da un vento fortissimo è il nostro pranzo, prima d’imbarcarci.
Le operazioni alla dogana sono rapide, il ritardo del traghetto è solo di due ore. Ma il mare nel canale di Sardegna è mosso, e la nave non si muove. In serata, sappiamo che le condizioni meteo non permetteranno la partenza prima di domani mattina. Sembra che il DeserTerios non voglia finire. Ne approfittiamo per rievocare i momenti più belli, le esperienze più emozionanti, le battute più divertenti.
E la tensione del viaggIo si scioglie in un ballo collettivo.
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