Tra le palme dell'oasi Alberto, Antonio e Sara controllano il livello dell'olio, puliscono i filtri, verificano gli pneumatici e li gonfiano. È il segnale che da oggi abbandoneremo la sabbia per superfici più dure. Superiamo le ultime dune, e posiamo per la foto di gruppo che commemora le imprese africane del generale Leclerc. È il nostro saluto al Sahara.
La colonna di Terios sfreccia sulla pista della pipeline. Ne percorriamo 70 km, prima di abbandonarlo a Bir Soltane, in arabo “Pozzo del Sultano”, punto da cui si diramano le varie piste che penetrano nel deserto. Sfioriamo l'Hammada, il deserto roccioso che si affianca all'Erg, il deserto sabbioso, e il Chott, il deserto salato. La prima sosta è a Tamezret, villaggio berbero arroccato su una collina, posizione che gli ha consentito di difendersi dai tentativi di conquista arabi.
Imbocchiamo la pista verso la città di Zraoua Ancienne. La troviamo ordinatissima, con sassi che sembrano disposti ad arte. Scopriremo poi che l'intera zona è stata utilizzata come set cinematografico da Jean Jacques Annaud che appena finito di girare 'Oronero', un film sulla scoperta del petrolio ambientato negli anni '30. Archi finti e oggetti di scena abbandonati rendono ancora più magiche le pietre della cittadina.
Dopo tanta sabbia, vediamo il mare. La distesa azzurra di Metouia è lo sfondo della nostra breve pausa per il pranzo. Altro asfalto, ed è buio quando raggiungiamo la Medina di Mahdia, dopo aver sfiorato l'anfiteatro di El Jem, il Colosseo della Tunisia. I negozi stanno per chiudere, le bancarelle abbandonano i porticati. Sembra l'anticipo del nostro congedo dall'Africa.

































































