Giorno di mercato, a Madhia. Innumerevoli bancarelle circondano la medina. Questa non è un’attrazione per turisti. Lo capiamo dagli abiti che sembrano usati, gettati alla rinfusa sui banconi. Oppure dalle mercerie ambulanti, che espongono una varietà di oggetti del tutto incongrui. Dal tagliaunghie allo shampoo, passando dai bastoncini d’incenso. Colpiscono i bracieri per il tè, minuscoli e apparentemente costruiti con materiali di recupero.
Prodotti utili, quotidiani. Niente a che vedere con i cammelli di ogni forma e dimensione, la bigiotteria offerta a grappoli, i bonghi d’incerta provenienza. Eppure Alberto riesce a scovare una tessitura in miniatura. Una donnina velata condivide pochi metri quadri con il figlio e un telaio in miniatura, con cui realizza cinture, sciarpe e copriletti che passano direttamente dal produttore al consumatore.
Antonio invece soddisfa la propria passione per le spezie e la cucina acquistando zafferano, curry, cumino, e miscele per condire i piatti a base di carne, oltre naturalmente al tè verde. Sara discute con il venditore di collane di coralli, ma ha già scelto la sua borsa di cuoio. Sono ricordi, nel senso materiale del termine. Gli altri ricordi non sono così visibili, ma forse dureranno più a lungo.
La sosta alla medina dura davvero poco, perché ci resta l’ultimo nastro d’asfalto prima del traghetto. All’imbarco, i contachilometri dei Terios segnano più di 2.000 chilometri, il record di percorrenza assoluto delle cinque edizioni. Dopo le frenetiche fasi di carico delle auto e delle persone al porto di La Goulette, ci ritroviamo sul ponte, ad osservare la stessa scia dell’andata. Solo che la direzione è opposta, e i nostri stati d’animo anche.










































