Sembra strano non svegliarsi all'alba, non salire immediatamente in macchina, non avere una meta da impostare sul GPS. Alle nove abbiamo già superato la Corsica, ci avviciniamo velocemente a Genova. È il primo momento in cui la riflessione prevale sull'azione. E affiorano già i ricordi.
In ogni viaggio esiste il momento perfetto, l'istante più bello di tutti quelli che seguono e che precedono. Ognuno di noi lo custodisce nella memoria. Così anche i tre vincitori. Per Alberto: “È stato quando sono arrivato sulla cresta di una duna. Ho spento il navigatore, il cellulare lo era già. A destra il deserto, a sinistra il deserto. Mi sono sentito libero.” Sara non pensa a un singolo momento, ma a un luogo in cui ha vissuto una sequenza di momenti perfetti: ”Quando, all'accampamento, sono salita su una duna e la Luna mi è venuta incontro. E poi, quando ci siamo trovati tutti intorno al fuoco, con il nulla intorno”. “Per me -conclude Antonio – è stato quando ho visto la nostra colonna di Terios percorrere le dune. Ho avuto l'immagine di un gigantesco serpente marino, con le spire che spuntavano dalle onde”.
Si scattano le ultime foto di gruppo. Ci allineiamo sulle scalette del traghetto. Nelle nostre braccia alzate c'è l'entusiasmo per l'avventura appena conclusa, ma c'è anche il saluto già nostalgico per un'esperienza che ci ha arricchito.
Tutto il resto accade a una velocità irreale. Le rampe del traghetto si abbassano, superiamo la dogana, risaliamo verso Treviglio dopo una breve sosta in Autogrill. Quando arriviamo alla sede di Daihatsu Italia, il navigatore segnala 2.200 km percorsi. La luce è identica a quella dell'andata. Come un film proiettato al contrario, borse e materiali escono dai bagagliai, gli equipaggi si dividono e ognuno torna alla propria auto.
In questi sette giorni, apparentemente, non è cambiato niente. Noi sappiamo che non è così.












