La luce del Sinis, quella vera, è molto bassa all'orizzonte quando lasciamo l'agriturismo che porta lo stesso nome. Incontriamo quasi subito le acque dello stagno di Cabras, un anticipo di quelle che ci aspettano alla fine della giornata. Solo che queste sono dolci, e le altre salate. Abbandoniamo ben presto i canneti dei dintorni di Oristano, ne costeggiamo le risaie, prima di addentrarci nel magico mondo del Monte Arci.
Se un fuoristradista può immaginarsi un paradiso, sarebbe molto simile a quello che stiamo attraversando. La varierà di paesaggi, panorami e tracciati è incredibile. Tunnel di fronde nei boschi, improvvise oasi di luce che fanno brillare le carrozzerie dei Terios, mulattiere impervie che testano le sospensioni dei nostri SUV. Ogni volta un percorso sembra impossibile, ogni volta lo superiamo senza problemi. Una scorciatoia che sembra una parete di roccia è la prova definitiva che stiamo guidando vetture eccezionali.
Le meraviglie del Monte Arci lasciano il posto a un altro spettacolo, le miniere di Montevecchio, uno splendido esempio di archeologia industriale. Roberto Corvino, la nostra guida, ci conduce come un capo mandria attraverso le rocce scoscese del canyon che in realtà è l'alveo del “fiume rosso”, reso di fuco dai minerali ferrosi. Sembra di essere nel Colorado, ma poco dopo lo scenario muta ancora una volta, e improvvisamente ci immerge in atmosfere sahariane, quando appaiono le dune sahariane di Piscinas, arrossate dalla luce del tramonto e lambite dal mare. Come dice uno dei partecipanti, “Cosa volere di più da una giornata?”.

















































