Partirono in 103 e rimasero in due. Basta questa estrema sintesi per dare un’idea delle difficoltà che la mente diabolica di Fabio Fasola, deus ex machina del trial nazionale, ha distribuito lungo il percorso dell’ultimo Hell’s Gate. Il 6 febbraio al Ciocco, in provincia di Lucca, piloti di classe internazionale si sono affrontati senza risparmio, fino al’ultima manche che ha visto prevalere il pluricampione Dougie Lampkin, che ha strappato al vittoria al connazionale Graham Jarvis riguadagnando, metro dopo metro, ben diciotto minuti di distacco. Una gara dura per uomini duri, pensata da Fabio perché “Volevo ricreare l’atmosfera delle gare di enduro di una volta, abbinandola all’Xtreme”. Le due manche rispecchiavano queste caratteristiche, e già la prima è stata estremamente selettiva, con fango, ghiaccio e un percorso insidioso. Altissimo il gradimento del pubblico e dei giornalisti provenienti da tutto il mondo, che hanno seguito la competizione a bordo delle due Terios, Auto Ufficiali di Hell’s Gate. Le vetture hanno raggiunto anche i luoghi più impervi, suscitando anche l’ammirazione dei due piloti inglesi, che hanno avuto modo di provarle. “Impensabile quello che sanno fare queste auto – commenta Fasola – con dimensioni e cilindrate così contenute. Io le ho guidate entrambe, testando il cambio manuale e quello automatico, e sono davvero favolose”. E se lo dice lui, che ha partecipato anche alla Parigi-Dakar vincendo alcune tappe, c’è da crederci.
Daihatsu Live Sport | 24.02.2010
Hell’s Gate. Dall’inferno al paradiso











